martedì 30 marzo 2010

1 commenti

Tutti pazzi per amore

Lo guardo, ebbene si.
Ma proprio mi ci schianto dalle risate, almeno l'anno scorso accadeva così.
Ora non più, almeno non come prima.
A prescindere dal fatto che potevano anche trovare una sostituta della Rocca un filo (ma dico un filo neh?) più credibile di questa ventenne anoressica che proprio non si può vedere.
E Neri Marcorè? Vogliamo parlarne?
Cioè, sta porella di Monica finalmente trova l'amore e blablabla, finalmente l'amore trovato la chiede in sposa e blablabla, comprano casa insieme, dopo quasi due puntate a sciroccarci gli zibedei con sto matrimonio, lui che fa?
Schiatta.
Il dove merita, cari lettori. Eh si, perchè Mr Tempismo ci muore infartuato all'altare.
Sbeng, giù steso, alla faccia di chi ci vuole male.

Per non parlare dei pornoteletubbies che dovrebbero essere degli angeli, del fratello sociopatico del defunto, del cultore del tamarro Tarricone, della sorella ormonata e del relativo parto gemellare. (Devo ammettere che qui mi ci sono riconosciuta, non per il parto gemellare, per gli ormoni.)
In tutto ciò, l'unica sana di mente, a parer mio, è la madre. 
Ecco, amo quella donna.
Semplicemente l'adoro.
La mia dolce metà dice che finirò così un giorno.
Ma la cosa migliore finora, è stato lo stacco musicale sulle note di Gold, qui le lacrime si sono sprecate.
Favolosi, ve lo posto:

http://www.youtube.com/watch?v=SSiXowAb3E4

venerdì 26 marzo 2010

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Sindrome della Couvade

Ovvero, come gli uomini riescono, anche in questo caso, a rompere i gabassisi. (e non me ne vogliano i  testosteronici lettori)
Uno studio stabilisce che, buona parte dei futuri papà, si fa ammorbare dalla gelosia quando la propria compagna è in dolce attesa.
Questo avviene (pare) perchè la futura mamma, compresa nel suo ruolo di "macchinaperfarebambini", dedica tutte le sue energiebarratempolibero al nascituro.
In buona sostanza l'uomo si sente trascurato.
Al pari di quando si ha mal di testa e la dolce metà ha mal di schiena.
Si ha mal di schiena e la dolce metà si sente la febbre.
Si ha la febbre e la dolce metà è moribondo e probabilmente non passerà la notte.

La cosa bizzarra in tutto ciò, è che le popolazioni extraeuropee, se la smazzano in maniera assolutamente favolosa, facendomi dubitare fortemente dei nostri maschietti.
Ad esempio, il padre della tribù Arapesh della Nuova Guinea si impegna in estenuanti rapporti sessuali per rafforzare lo sviluppo del nascituro. Dopo la nascita, rimane vicino alla madre e al bimbo al punto che si usa dire che "sta per partorire".
altro che mal di testa e mal di schiena

Il padre della tribù Sirionas della Bolivia va a caccia quando comincia il travaglio. Il suo ritorno è atteso con ansia perché solo a lui è permesso tagliare il cordone ombelicale. Dà il nome al suo bambino subito dopo aver ucciso la prima preda nella sua caccia propiziatoria.
Volete mettere con lo stare fuori dalla sala parto a fumare?

Il padre della tribù Zinacanteca del Messico si aggrappa con forza ai fianchi della moglie per aiutarla a far uscire il neonato. In diverse culture le partorienti si appoggiano al loro compagno per facilitare il passaggio del bambino.
Ecco, parliamone, mentre sto per partorire, tu, uomo, non mi devi toccare, non mi devi aiutare e, possibilmente, non mi devi parlare.

Invece cosa accade ai nostri uomini?
LA SINDROME DELLA COUVADE..ovvio, ci mancherebbe.
cito testualmente:

Due psichiatri inglesi (gli studiosi Trethwan e Colon) descrissero per la prima volta nel 1965 la cosiddetta "sindrome della couvade": comparsa di sintomi sia fisici che psichici negli uomini in attesa di un figlio, sintomi che scompaiono dopo la nascita del bambino. La percentuale di padri in attesa interessata da questa sindrome varia, secondo questi studiosi, fra il 10 % ed il 65 %. I disturbi più frequenti di questa sindrome sono: mal di testa, mal di schiena, mal di denti, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, ecc.), perdita o aumento dell'appetito, che si manifestano principalmente durante il primo trimestre della gravidanza, acutizzandosi in modo particolare nel corso del terzo mese; diminuiscono progressivamente, fino a quasi scomparire intorno al settimo -ottavo mese e a riacutizzarsi con varia intensità e modalità nel nono mese.

In  buona sostanza mentre noi siamo in bagno a vomitare, mentre impazziamo dal mal di schiena, dalla sciatalgia, dalla pubalgia, dall'acidità di stomaco, mentre travagliamo, urliamo, sudiamo, spingiamo e ci facciamo fare il punto croce alla Yolanda...cosa fanno i nostri maschi?
Si lamentano.
Per tutto il resto c'è Mastercard.

mercoledì 24 marzo 2010

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Matrimoni gay, la parola alla Consulta.



Oggi, in metropolitana, mi è  capitato sotto mano uno di quei giornaletti che si spacciano per quotidiani e che hanno contribuito, a mio avviso al pari della televisione, ad un appiattimento della cultura media nel nostro paese.
Incredibilmente in metropolitana non si vede quasi più un quotidiano (di quelli veri) ma, la maggior parte degli italiani, sfoggia con fare erudito, quello che per lui è l’unica fonte di informazione della giornata, la finestra sul mondo.
Addirittura il mio vicino di casa (arzillo pensionato) prende la bicicletta tutte le mattine per andare a prendere il giornaletto in questione alla fermata vicino a casa, l’edicola è più lontana, dice. Legge quello a colazione, guarda la De Filippi al pomeriggio e poi magari Porta a Porta, una botta di cultura per chiudere la giornata.
Divagazioni a parte, tornando al nocciolo, ammetto che la mia ricerca critica, la mia ispezione di mercato, mi porta, a volte, ad “arricchire” la mia giornata con codeste meravigliose letture.
Oggi, nella fattispecie, mi sono imbattuta in un articolo che ha solleticato il mio appetito informativo.

Matrimoni gay, la parola alla Consulta.
I giudici dovranno stabilire se il divieto  di sposarsi tra persone dello stesso sesso contraddice i principi della Costituzione.
Gli articoli in questione sono questi:

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art3
Tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


L’omofobia per me è  deprecabile.
E’ vero, forse non faccio testo,  sono atea, di sinistra, a volte rasento la blasfemia ed oltretutto, guarda un po’, ho una discreta quantità di amici omosessuali.
Non posso che essere di parte ovviamente e vado oltre, mi chiedo sinceramente quale sia il problema se, due persone che si amano, sentono la necessità di unirisi in matrimonio.
Un omosessuale non è  forse una persona normale? Non si alza al mattino per andare al lavoro? Non mangia? Non ha una famiglia? Non va in bagno?
O forse un omosessuale non si innamora? Non ha un cuore? Non prova dei sentimenti? Non può  voler stare con una persona tutta la vita?
No.
Un omosessuale non può  assolutamente permettersi questo tipo di privilegi, la visione della vita modello pasta barilla se la può sognare.
E’ diverso. E che tenga la sua diversità lontano dalle nostre famiglie, dai nostri figli.

Andando oltre, nel giornaletto famoso, si pone una domanda ai lettori i quali sono invitati a rispondere via sms.
Il tema del giorno è  questo: i genitori vietano l’incontro a scuola con un circolo di cultura omosessuale, gli studenti si ribellano (e meno male aggiungerei)
Chi ha ragione?

Pioggia di commenti, alcuni sensati ed altri meno.
Ma alcune “perle”  di saggezza le voglio condividere con voi:

“hanno ragione i genitori, è superfluo stuzzicare la curiosità dei ragazzi sull’argomento”
Come dargli torto, mica si può correre il rischio di trovarsi in casa un figlio omosessuale…no no no.

“i genitori, l’omosessualità  è da combattere, non da divulgare”
Lotta dura senza paura, nemmeno stessimo parlando del cancro

Questa è la mia preferita:
“E cosa andrebbero ad insegnare, contraccezione pederosessuale?”
Anche fosse? Non è forse meglio un figlio omosessuale informato sulle malattie a trasmissione sessuale, che un figlio omosessuale malato di aids?